LA NASCITA DEL BRIDGE
La nascita ufficiale del Bridge, le cui origini si perdono nella leggenda, viene datata nel luglio 1894 in Inghilterra. Jules Verne lo fa giocare al suo eroe Phileas Fogg nel romanzo “Il giro del mondo in 80 giorni”. È una elaborazione di un altro gioco di carte inglese chiamato Whist ma noi potremmo definirlo “la versione chic del tressette”. Non è un gioco “di carte”, ma un gioco “con le carte”, e sicuramente non è un gioco d’azzardo; richiede concentrazione e attenzione, memoria e ragionamento, fantasia e improvvisazione; sviluppa la mente e le impedisce di invecchiare. Consente di intrattenere relazioni e di ampliare le proprie conoscenze (ad esempio partecipando a Tornei anche fuori zona), di trascorrere ore stimolanti e, perché no, divertenti, che potrebbero sfociare in una vera e propria “passione”. Il Bridge può essere giocato ad ogni livello, in qualsiasi momento, ovunque; allena la mente, unisce e azzera le diversità: nel bridge non esistono barriere e questo permette anche a persone con disabilità fisiche di competere con altri giocatori senza alcuna differenza e con uguali possibilità. Fra i giocatori famosi, oltre al solito Omar Sharif, anche John Wayne, Mahatma Ghandi, Deng Xiaoping, Luciano De Crescenzo, Nils Liedholm … e ancora: Bill Gates “tutti i giovani dovrebbero giocare a Bridge, perché chi sa giocare a Bridge sarà bravo anche in tutte le altre cose della vita”, Martina Navratilova “Non importa dove vado, posso sempre farmi degli amici al tavolo di Bridge” …
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